Industria

La Thailandia ha aumentato le esportazioni tessili del 15% nel 2021


Versione italiana di

Gianluca Bolelli

Pubblicato il



12 gen 2022

I produttori di abbigliamento asiatici hanno dovuto affrontare le difficoltà dell’approvvigionamento di tessuti nel 2021. Una situazione di cui ha beneficiato in particolare la Thailandia, che indica di aver incrementato le proprie esportazioni tessili del 15% nell’ultimo anno finanziario. La federazione locale dei produttori di abbigliamento (TGMA) rileva una crescente domanda di prodotti realizzati con materiali riciclati, organici o sostenibili.

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L’industria thailandese avrebbe beneficiato in particolare di un forte aumento degli ordini di tessuti provenienti dalla vicina Cambogia. Come aveva già sottolineato FashionNetwork.com, lo scorso anno l’industria dell’abbigliamento cambogiana ha beneficiato di un trasferimento degli ordini precedentemente effettuati in Birmania e Vietnam, i cui produttori soffrono per varie situazioni destabilizzanti locali. I tessuti thailandesi hanno anche trovato un maggiore sbocco presso i produttori vietnamiti, indonesiani e indiani, secondo Fibre2Fashion.
 
Gli ordini sarebbero cresciuti anche da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Mentre la regione Asia-Pacifico di solito capta quasi la metà delle esportazioni thailandesi di tessile-abbigliamento, gli Stati Uniti e l’UE di fatto si dividono la grande maggioranza del resto degli ordini. In totale, il Paese ha esportato 1,7 miliardi di euro di abbigliamento (64,8 miliardi di baht) e 4,95 miliardi di euro di tessuti (188,6 miliardi di baht). Quest’ultima cifra include i produttori di mascherine, sui quali, come ovunque nel mondo, è ricaduta parte della produzione.

Questi buoni numeri, che dovranno ancora essere confermati nei prossimi mesi, arrivano dopo un anno comunque difficile per la Thailandia. A metà della scorsa estate, quando un’ondata di contagi ha colpito il continente asiatico, solo il 4% della popolazione locale era vaccinato. Il premier aveva escluso l’idea di un lockdown, parlando “di accettare il rischio affinché i thailandesi possano guadagnarsi da vivere”. Dal picco di contagi raggiunto a metà agosto, i dati erano scesi, per poi ripartire in crescita esponenziale dall’1 gennaio 2022.

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In un momento in cui i Paesi della zona Asia-Pacifico si trovano ad affrontare sfide importanti all’inizio del 2022, la Thailandia non fa eccezione alla regola. Quindicesimo fornitore di abbigliamento dell’UE (408 milioni di euro nel 2020) e suo sedicesimo fornitore tessile (297 milioni), il settore del tessile-abbigliamento thailandese si trova ad affrontare una grave carenza di manodopera in questa primissima parte dell’anno. Di fronte alla recrudescenza dell’epidemia, i tanti lavoratori che provenivano dalle nazioni vicine sono rientrati nei loro Paesi. Attualmente mancherebbero fra 30.000 e 50.000 lavoratori alle circa 400 aziende tessili e di abbigliamento locali.
 
Un freno che resta comunque misurato, in un Paese che conta dagli 1 agli 1,2 milioni di lavoratori nel settore tessile e in cui il tessile-abbigliamento costituisce il secondo datore di lavoro nazionale. Un comparto che appare ottimista per il 2022, puntando a un aumento del 10% delle esportazioni di abbigliamento, e del 15% di quelle di tessuti.

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