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LVMH: 2021 record grazie a una divisione “Moda e Pelletteria” molto redditizia


Versione italiana di

Gianluca Bolelli

Pubblicato il



29 gen 2022

La moda e la pelletteria continuano a portare LVMH sempre più in alto. Nel 2021 questa divisione locomotiva, che controlla 14 aziende (sulle 75 totali del gruppo) ha ottenuto risultati record, contribuendo da sola a quasi la metà dei ricavi del colosso del lusso, grazie a un fatturato di 30,89 miliardi di euro su un totale di 64 miliardi. La sua crescita è del 46% rispetto al 2020 e del 42% sull’anno pre-pandemia 2019. Le sue vendite sono esplose in particolare nell’ultimo trimestre (+51%).

Un momento della sfilata-performance di Louis Vuitton – © PixelFormula

Anche la redditività di questa divisione ha raggiunto nuove vette lo scorso anno, con un utile operativo corrente di 12,8 miliardi di euro, garantendo la principale fonte di profitto per LVMH.
 
L’utile operativo del gruppo è ammontato a 17,1 miliardi di euro nel 2021, con un margine del 26,7%, mentre l’utile netto è salito del 156%, a 12,04 miliardi di euro in un anno (+68% rispetto al 2019). Un livello “senza precedenti nella storia del gruppo”, secondo il direttore finanziario Jean-Jacques Guiony.

“Per la divisione “Moda e Pelletteria” si tratta di un risultato davvero spettacolare, superiore all’intero risultato operativo del 2019 (era pari a 11,5 miliardi, ndr)”, ha osservato il dirigente durante la conferenza di presentazione dei risultati del gruppo, visibilmente e piacevolmente strabiliato da una simile performance. Nel 2021, l’utile operativo corrente di questa divisione è aumentato del 79% rispetto all’anno precedente, e del 75% in due anni.
 
LVMH ha compiuto progressi in particolare a livello internazionale. A cominciare dagli Stati Uniti, che sono diventati il suo mercato di riferimento con il 26% delle vendite, i quali in due anni sono cresciuti del 25%, guadagnando due punti percentuali. Il tutto con crescite trimestrali molto forti e regolari (dal 15 al 30%). Il gruppo può contare su una buona presenza in America, in particolare grazie a Tiffany e Louis Vuitton, “primo marchio sul mercato americano”, secondo Bernard Arnault.
 
L’Asia, Giappone escluso, principale sbocco di LVMH a livello regionale con il 35% delle vendite, ha registrato un aumento del 31% e un guadagno di 5 punti rispetto al 2019. “Quindi sono sette punti presi all’Europa”, osserva Jean- Jacques Guiony, che descrive la situazione nel Vecchio Continente come “un po’ più complicata, ma in miglioramento”. Il calo delle vendite del 18% registrato ad inizio anno, nel primo trimestre del 2021, si è infatti progressivamente ridotto fino a concretizzarsi in una leggera progressione dell’1% nell’ultimo trimestre. “Ciò significa che i nostri team sul campo sono riusciti a compensare l’assenza di turisti con i clienti locali, il che implica un lavoro molto più difficile”, continua. Nell’intero anno, le vendite in Europa sono diminuite dell’8%.
 
“In Europa, come negli Stati Uniti, abbiamo sviluppato notevolmente il rapporto con i nostri clienti locali. In Europa abbiamo in parte sostituito i turisti grazie al lavoro locale e alla maggiore attrattività dei nostri marchi”, aggiunge il PDG Bernard Arnault, elogiando “la grande dedizione della forza vendita”.

La progressione delle vendite per gruppi d’attività – LVMH

“Non credo che i clienti asiatici torneranno così presto”, ha aggiunto Arnault, prevedendo un loro ritorno ad orizzonte 2023, o addirittura nel 2024. Questo allontanamento forzato dall’Europa non ha pesato visibilmente sulle spese dei consumatori cinesi più benestanti. “Abbiamo visto che i nostri clienti cinesi, quando i viaggi sono stati ridotti, hanno acquistato da noi di più rispetto al 2019. La questione è come arrivare ad avvicinarli, come facciamo in Europa”, aggiunge il boss del gruppo, sottolineando che “questi clienti sono sempre più selettivi, orientandosi verso marchi che vendono qualcosa di più della moda”.
 
Gli eccezionali risultati della divisione “Moda e Pelletteria” si basano naturalmente sulla forza dei suoi marchi. A cominciare da Louis Vuitton, che Bernard Arnault considera giustamente “più di un’azienda di moda”.
 
“È un’impresa culturale creativa, che raggiunge una clientela molto vasta, dai più giovani, con la Gen Z, ai clienti più maturi”, spiega, citando la sfilata dell’ultima collezione uomo firmata da Virgil Abloh il 20 gennaio, vera performance che ha riunito “orchestra, ballerini, immagini, spettacolo”. “Questo è lo spirito di Louis Vuitton. Un marchio culturale con un pubblico globale, qualcosa di completamente diverso da quello che si vede nella moda”. Un’immagine accentuata dalle attività artistiche della Louis Vuitton Foundation.
 
In merito alla successione di Virgil Abloh, scomparso il 28 novembre, il PDG ha indicato che affronterà la questione “una volta terminato il periodo del lutto”. Arnault è tornato anche sui successi di Dior, “un marchio sartoriale molto diverso”, che dovrebbe vivere un evento “indimenticabile” all’inizio di marzo con la riapertura della sua sede completamente rinnovata in avenue Montaigne. Oltre a quello di Fendi, Bernard Arnault ha citato anche il successo di Celine, “che è una delle maison dalla crescita più forte fra tutti i marchi del pianeta”.
 
Per il 2022, LVMH intravede quindi un futuro roseo. “La situazione economica, se dovesse continuare come a gennaio, dovrebbe essere favorevole. I dati confermano la crescita. Tuttavia, dobbiamo essere vigili, soprattutto a causa dell’inflazione”, conclude Bernard Arnault, mentre Jean-Jacques Guiony annuncia un dividendo di 10 euro per azione.

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Articolo preso da Fashio Network Italia

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