Industria

L’UE vuole rendere obsoleta la “fast fashion” potenziando il riciclaggio dei tessuti


Di

AFP

Versione italiana di

Gianluca Bolelli

Pubblicato il



31 mar 2022

Bruxelles vuole rafforzare il riciclaggio dei vestiti per combattere i danni della cosiddetta “fast fashion” sull’ambiente, imponendo un codice numerico su ogni prodotto o un minimo di fibre riciclate, secondo un progetto presentato mercoledì che copre anche i beni di consumo.

Frans Timmermans – AFP

“Gli indumenti devono sopravvivere a due o tre lavaggi! (…) Entro il 2030 tutti i tessuti dovranno essere sostenibili, riciclabili”, avere un contenuto minimo di fibre riciclate, “ed essere privi di sostanze pericolose”, ha spiegato il vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, che ha stigmatizzato la “moda veloce” a prezzi stracciati di qualità mediocre.
 
La tabella di marcia dell’esecutivo europeo, che dovrà essere negoziata da eurodeputati e Stati membri, propone di vietare la distruzione degli articoli invenduti e di lottare contro i rifiuti in microplastica contenuti nei tessuti attraverso l’inasprimento degli standard industriali di produzione e di prelavaggio.

La Commissione intende inoltre introdurre per l’abbigliamento, come per una gamma molto ampia di beni di largo consumo, un “passaporto digitale” sotto forma di codice QR, che fornirà informazioni sulla tracciabilità e sui materiali a consumatori, riparatori e riciclatori.
 
Questi passaporti digitali “potranno presentarsi con lettere di performance dalla A alla G, come l’attuale etichetta energetica dell’UE (…) ad esempio per stabilire un punteggio di riparabilità” o riciclabilità.
 
Ogni persona nell’UE acquista in media 26 kg di vestiti e biancheria per la casa all’anno, il 73% dei quali è importato, e butta via circa 11 kg di tessuti e vestiti, pari a 5,8 milioni di tonnellate nei 27 Paesi membri dell’UE.
 
In tutto il mondo, dove la produzione tessile è raddoppiata tra il 2000 e il 2015, meno dell’1% viene riciclato e fino al 35% delle microplastiche rilasciate nell’ambiente proviene da indumenti a base di poliestere o acrilico.
 
Al di là dei tessuti, l’insieme delle proposte mira a rendere “la quasi totalità dei beni fisici sul mercato europeo più ecologici, circolari ed efficienti dal punto di vista energetico”, nella loro produzione, utilizzo, riciclaggio o nello smaltimento finale dei rifiuti.
 
La Commissione intende inoltre rafforzare le sue esigenze sulla progettazione dei prodotti, che determina fino all’80% del loro impatto ambientale, imponendo l’uso di materiali più durevoli, resistenti e persino riciclati e rendendo più facili la loro manutenzione e riparazione, in particolare una più facile sostituzione delle batterie degli smartphone, ha indicato Timmermans.

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