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Il retailer online cinese Shein potrebbe raccogliere fondi per un miliardo di dollari


Versione italiana di

Gianluca Bolelli

Pubblicato il



4 apr 2022

Rullo compressore della moda a basso costo, Shein continua a crescere e potrebbe compiere un ulteriore salto di qualità con l’arrivo di nuovi investitori nel proprio capitale. Secondo Bloomberg, che cita fonti vicine alla materia, il retailer online cinese è in trattative per raccogliere finanziamenti per un miliardo di dollari (910 milioni di euro).

Shein

Questa operazione valuterebbe l’azienda a un livello storico di 100 miliardi di dollari (contro i 50 miliardi di dollari della valutazione comunicata a inizio 2021), aggiungono i media americani. Tale cifra la collocherebbe al terzo posto fra le start-up di maggior valore al mondo, dietro ByteDance e SpaceX (secondo CB Insights). Shein peserebbe quindi ben di più (in termini di valutazione) rispetto ai giganti Inditex e H&M messi insieme.
 
Tra gli investitori con cui Shein starebbe trattando c’è il fondo americano General Atlantic, che possiede numerose partecipazioni (Gymshark, Payfit, Back Market, Doctolib, ecc.) ed è entrato nel capitale del marchio di moda francese Sézane nel 2018. Tra gli attuali azionisti di Shein appaiono Tiger Global Management, IDG e Sequoia.

Questo roundtable di finanziamenti non rientrerebbe quindi in una potenziale offerta pubblica d’acquisto per entrare in Borsa (a New York), più volte annunciata come imminente dalla stampa negli ultimi mesi e poi smentita dall’azienda. L’attuale volatilità del mercato, dovuta in particolare alla guerra in Ucraina, avrebbe portato alla sospensione di questo progetto, secondo l’agenzia Reuters.
 
Negli Stati Uniti, il suo mercato più grande ad oggi, Shein ha davvero svoltato, diventando il primo player della fast fashion in termini di quota di mercato, ovvero il 28% nell’estate del 2021, rispetto al 20% di H&M e all’11% di Zara (secondo i dati di Earnest).

Fondata nel 2008 da Chris Xu nella regione di Nanchino, la piattaforma di fast fashion si basa su prezzi bassi, produzione 100% cinese e logistica consolidata (verso più di 200 Paesi), oltre a una comunicazione iper-mirata verso adolescenti e giovani adulti. Approfittando del boom delle vendite online durante la crisi, i suoi ricavi per l’anno 2021 sono stati pari a 100 miliardi di yuan (14 miliardi di euro). Per una crescita pazzesca del 57% in un anno.
 
L’ascesa del sito cinese non è stata priva di critiche. Lo scorso novembre, la ONG Public Eye ha svelato il poco edificante dietro le quinte del marchio, che utilizza centinaia di piccole strutture per confezionare i suoi vestiti, nelle quali a volte gli operai lavorano più di 75 ore a settimana in locali scarsamente protetti.

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Articolo preso da Fashio Network Italia

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