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Boohoo appesantito nell’esercizio 2021/22 da un aumento complessivo dei costi


Di

AFP

Versione italiana di

Gianluca Bolelli

Pubblicato il



4 mag 2022

Mercoledì, il gruppo britannico di abbigliamento online Boohoo è precipitato alla Borsa di Londra dopo aver terminato leggermente in rosso l’anno finanziario 2021/22, minato dall’inflazione dei costi.

Boohoo Group

L’azione del gruppo inglese è crollata del 13,25%, a 69,40 pence, intorno alle 10 GMT alla Borsa londinese, mentre attorno alle ore 15 italiane il titolo dell’e-commerce di moda accusava un calo del 12,2%, a 70,27 pence. Boohoo, che ha ampiamente beneficiato dei lockdown del 2020 e dell’inizio del 2021, sta subendo un contraccolpo con la riapertura dei negozi.
 
L’inflazione galoppante, che sta mettendo sotto pressione i bilanci delle famiglie, mentre il marchio è specializzato in fast fashion e prezzi bassi, minaccia inoltre di gravare sulla sua performance nei prossimi mesi.

Esaminando i dati preliminari, il gruppo ha registrato una quota di gruppo di perdite nette pari a 4 milioni di sterline nel 2022, contro il profitto di 90,7 milioni registrato un anno prima, segnala un comunicato. Il fatturato di Boohoo, in aumento del 14%, a 1,982 miliardi di sterline, è stato cannibalizzato dai costi, aumentati da tutte le parti.
 
Più precisamente, l’utile lordo di Boohoo è aumentato del 10% su base annua, a 1,041 miliardi di sterline, ed è cresciuto del 56% su base biennale, ma il margine lordo è sceso di 170 punti base in un anno e di 150 punti base in due.
 
L’EBITDA rettificato è stato di 125,1 milioni di sterline, in calo del 28%, mentre l’utile ante imposte è sceso del 94%, a 7,8 milioni di sterline. Ciò è stato dovuto alla “significativa” inflazione dei costi di trasporto e logistica e agli “investimenti record sulla piattaforma multimarca”, sostiene Boohoo nel proprio comunicato.
 
Il marchio proprietario, fra le altre, delle etichette Boohoo, PrettyLittleThing, Nasty Gal e Karen Millen ha indicato di avere 20 milioni di clienti, saliti del 10% rispetto all’anno prima e del 43% sulla fase pre-pandemica.
 
Dopo un prospero esercizio finanziario 2020/21 che gli ha permesso di acquisire diversi marchi tradizionali che hanno sofferto durante la pandemia, come i grandi magazzini Debenhams o vari brand dell’impero dell’abbigliamento Arcadia fallito, ora Boohoo è bloccato dall’aumento dei salari, dagli oneri sociali, e dai costi per spedizioni e materiali.
 
I tempi di consegna degli ordini stanno aumentando a causa della crisi della catena di approvvigionamento globale. Inoltre, la percentuale di resi di prodotti è aumentata. I conti di Boohoo sono stati gravati anche da investimenti a lungo termine, come l’automazione del suo centro di Sheffield, la creazione di un centro negli Stati Uniti e il rilancio dei marchi acquisiti durante la pandemia.
 
Boohoo, che quest’estate aveva annunciato un piano di investimenti quinquennale che dovrebbe portare alla creazione di 5.000 posti di lavoro nel Regno Unito, sostiene che il mercato globale della moda online dovrebbe “continuare a crescere”.
 
Ma l’analista di Third Bridge Harry Barnick sottolinea che “la bolla Boohoo è (probabilmente) esplosa con una crescita del mercato prevista in rallentamento e costi che aumentano ovunque, minacciando vendite e redditività”. Barnick aggiunge che anche il rivale cinese Shein, re della “ultra fast-fashion”, gli sta sottraendo quote di mercato. “Inoltre, i fattori sociali e ambientali risultano molto rilevanti per investitori e clienti”, conclude.
 
L’azienda creata quindici anni fa ha visto la sua immagine offuscata dal 2020 dalle accuse di praticare condizioni di lavoro deplorevoli e salari miseri. La catena britannica di abbigliamento online Boohoo è stata anche molto criticata all’inizio del 2022 per una pubblicità che “trasformava in un oggetto e sessualizzava” il corpo femminile.

Con Sandra Halliday

Copyright © 2022 AFP. Tutti i diritti riservati.

Articolo preso da Fashio Network Italia

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