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Il distretto di Arezzo guarda al futuro con il progetto Vivi Oro


Un distretto con almeno duemila anni d’esperienza: è un caso unico al mondo quello dell’oreficeria di Arezzo, territorio dove il prezioso metallo si lavora sin dall’epoca degli Etruschi. Una storia passata attraverso i fasti del Rinascimento e le trasformazioni industriali, e che ha appena aperto un nuovo capitolo, totalmente proiettato nel futuro, con il progetto Vivi Oro, una piattaforma digitale nata per valorizzare le eccellenze orafe del territorio. Un distretto che è il primo in Europa, generando da solo quasi un terzo dell’export dell’intera industria orafa italiana (nel 2021 pari a 2,6 miliardi di euro), con 1.200 aziende e 13mila persone, considerando anche l’indotto.

Un progetto di filiera per far tornare il piacere di andare in gioielleria

«Vivi Oro vuole sottolineare la vitalità delle nostre aziende – dice Luca Parrini, imprenditore, presidente nazionale degli orafi di Confartigianato e della Consulta Orafa aretina – promuovendo le loro storie e i loro prodotti, per rilanciare il mercato interno e attrarre una nuova fascia di consumatori, più giovane, e far riscoprire loro il gusto di acquistare un gioiello, ed entrare in gioielleria». Vivi Oro, che oggi conta circa 45 aziende aderenti, ha preso forma circa un anno fa, grazie anche al supporto alla Camera di Commercio: «Muoviamo i passi da Arezzo, ma speriamo di estenderci a livello nazionale, collaborando con gli altri distretti», dice Parrini.

Un’immagine della campagna di Vivi Oro

Le aziende possono aderire gratuitamente a Vivi Oro, che fornirà anche i link ai negozi dove acquistare i loro prodotti: «Non abbiamo un marchio, forse in futuro, né un e-commerce – prosegue Parrini -. Ci interessa far tornare il piacere di scoprire da vicino un oggetto emozionale come un gioiello. Vogliamo coinvolgere più aziende possibile, per fare massa critica e poi poter chiedere forme di sostegno alle istituzioni, visto che vogliamo crescere e far crescere l’Italia».

I numeri del primo distretto europeo del gioiello

Ad Arezzo si è appena conclusa con ottimi numeri la nuova edizione della fiera OroArezzo, finalmente in presenza dopo il picco della pandemia, dopo un 2021 molto buono per il distretto: secondo l’ultimo report Federorafi, lo scorso anno l’export di Arezzo è cresciuto del 73,5%, dunque più della media dei distretti, pari a +58,1%. «Gli ultimi dati sono positivi, ma andrebbero depurati dall’impennata del prezzo del metallo – nota Perrini -. In tempi di crisi ci ha salvato l’affidabilità delle nostre aziende, comprovata nel tempo, i rapporti con i clienti, che riconoscono la “mano” di chi produce».

Un’immagine di Oro Arezzo

Quando «piccolo è bello»: più flessibilità e contatti

Parrini è in controtendenza sul tema delle dimensioni delle aziende del made in Italy, di solito tacciate di essere troppo piccole per poter affrontare le sfide dell’innovazione e dei mercati globali: «In realtà le dimensioni ridotte ci hanno aiutato – nota -. c’è più flessibilità nel ridimensionare le produzioni, per esempio, rispetto ai grandi». È il distretto, rappresentato da Vivi Oro, a tenere unite le parti e a renderle più forti insieme: «In pochi km quadrati abbiamo tutta la filiera, dalla galvanica alla spedizione. E ogni passaggio vanta una qualità altissima, caratteristica unica al mondo. Anche per questo stanno rientrando delle produzioni prima collocate all’estero, come quella di catene a metraggio, e a trainarci è anche il numero di manifatture di moda che hanno investito nel nostro territorio negli ultimi anni. Certo, servirebbero anche più investimenti pubblici, soprattutto in infrastrutture, se consideriamo che per noi l’aeroporto di riferimento è Roma Fiumicino».

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