Moda

Tessile-abbigliamento, nel 2022 crescita nonostante la guerra


I punti chiave

  • Nel bimestre gennaio-febbraio l’export è salito del 16% sul 2021
  • Il 2021 si chiude con ricavi del TMA a 52,9 miliardi di euro, +18,4% sul 2020
  • Il gap con il 2019 è ancora da colmare

Nei giorni in cui da altri Paesi arrivano allarmi dai toni e termini inquietanti, come apocalisse o catastrofe, Sergio Tamborini, presidente di Sistema moda Italia (Smi), presenta uno scenario tutt’altro che negativo per la parte manifatturiera della filiera del tessile-moda-accessorio (Tma). Una visione condivisa – e allargata a molti altri settori del made in Italy di eccellenza – da Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison e docente della Cattolica. «Otto mesi fa, quando ho raccolto il testimone della presidenza di Smi da Marino Vago, eravamo in piena ripresa e l’incubo Covid sembrava davvero quasi finito – ha ricordato Tamborini ieri dalla sede di Confindustria Moda, di cui Smi è la componente principale per addetti e fatturato –. I costi dell’energia, delle materie prime tessili e chimiche e della logistica avevano già iniziato a salire alcuni mesi prima, ma nessuno avrebbe potuto prevedere lo scenario bellico attuale e i rincari stratosferici che lo accompagnano. Ma la nostra filiera regge, forte dei dati positivi del 2021 e di un cauto ottimismo sul 2022, nonostante le tensioni geopolitiche, alle quali dovremo abituarci per decenni a venire».

Il preconsuntivo di Smi per il 2021 indica un turn over del tessile-abbigliamento (il “monte” della filiera del sistema moda) di 52,9 miliardi, 8,2 miliardi in più rispetto al 2020 (+18,4%). Il divario con il 2019 non è ancora colmato: rispetto ai livelli pre Covid si resta sotto del 5,4% (3 miliardi a valore). «L’inizio del 2022 però lasciava, e ancora lascia, ben sperare, nonostante l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia iniziata il 24 febbraio, soprattutto grazie all’export – sottolinea Tamborini –. Mentre lo scorso anno il bimestre gennaio-febbraio era stato ancora caratterizzato da pesanti contrazioni (-18,6% per l’import, -15,9% per l’export) sulla base degli ultimi dati Istat, elaborati dal Centro studi di Confindustria moda per Smi, nei primi due mesi del 2022 il commercio con l’estero prosegue su tassi soddisfacenti: la crescita dell’export sfiora il 16%, per un valore di 5,3 miliardi».

Più che ripresa o rimbalzo, Marco Fortis preferisce parlare di resilienza, parola fin troppo usata nell’ultimo anno, ma che all’andamento del tessile-abbigliamento si addice davvero. «Il tessuto economico e soprattutto manifatturiero dell’Italia è molto diverso rispetto a dieci anni fa e Industria 4.0 ha spinto a rinnovare in modo importante i macchinari, tessili e non solo. È anche grazie a questo che l’intero sistema produttivo ha reagito meglio di altri Paesi al Covid e ora alla guerra – ha detto il presidente di Fondazione Edison –. E i dati del primo trimestre sono confortanti: la produzione industriale italiana è rimasta stabile, mentre la Germania ha perso il 5% e la Spagna l’1,8 per cento».

Tamborini aveva annunciato fin dal suo insediamento di volersi concentrare su formazione, maggior coesione tra le parti della filiera e sostenibilità sociale e ambientale. I primi mesi della presidenza non gli hanno fatto cambiare priorità, anzi: «Dobbiamo concentrarci su ciò che è in nostro potere cambiare o migliorare, contando, almeno nel breve periodo, su un impegno del Governo per calmierare i prezzi dell’energia – ha detto il presidente di Smi, che è anche amministratore delegato del gruppo Ratti –. Su tutto il resto sta a noi, a partire dalla consapevolezza di rafforzare la struttura patrimoniale delle imprese e di aumentarne le dimensioni medie. Solo così possiamo mantenere la leadership globale: l’Italia è l’unico Paese al mondo ad avere una filiera Tma intatta e di qualità, come dimostra il fatto che i francesi producono qui l’alto di gamma e stanno acquistando aziende del monte».

Dall’indagine rapida di Confindustria Moda illustrata ieri da Tamborini emerge che nel periodo gennaio-marzo 2022 un’ampia maggioranza di imprese del campione, l’83%, ha sperimentato una dinamica positiva delle vendite rispetto ai primi tre mesi del 2021. Più in dettaglio, il 18% del panel presenta un fatturato in crescita «superiore al 50%», il 37% indica incrementi «tra il 20% e il 50%», mentre il 13% indica una crescita «tra il 10% e il 20%». Per il secondo trimestre, l’incremento medio delle vendite atteso si mantiene positivo (+16,3%), anche se in attenuazione rispetto ai recuperi dei trimestri precedenti, alla luce sia del raffronto con il rimbalzo registrato nel secondo trimestre 2021, sia delle incertezze dello scenario internazionale per via del conflitto russo-ucraino. «A maggior ragione – ha concluso Tamborini – serve una maggior coesione della filiera e un impegno più forte per riequilibrare i margini di monte e valle».

Link Sorgente

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *