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Orologi, un primo semestre da record per i gruppi del settore e la fascia di lusso


I primi mesi del 2022 confermano il rimbalzo dell’orologeria e in particolare del segmento più alto, identificato con i segnatempo prodotti in Svizzera, che detiene da sempre la leadership nella qualità. I nuovi dati di giugno e dell’intero primo semestre della Federazione dell’industria orologiera svizzera (Fh) sono attesi dagli analisti in linea con quelli di maggio.

Il 21 giugno la Fh spiegava che nel mese precedente le esportazioni di segnatempo erano arrivate a 2,04 miliardi di franchi (2,07 miliardi di euro circa), il 13,6% in più rispetto al maggio 2021. La nuova avanzata mensile aveva consentito all’export del periodo gennaio-maggio 2022 di toccare i 9,77 miliardi di franchi (9,9 miliardi di euro), con un aumento del 12,8% sullo stesso periodo del 2021.

Le esportazioni aumentate nel 2021 e nel 2022, nonostante il conflitto

I dati sull’export forniti ogni mese dalla Fh sono un indicatore rilevante per l’intero settore: il polo elvetico degli orologi rappresenta oltre la metà del fatturato mondiale del comparto ed esporta più del 90% della sua produzione (nei primi cinque mesi dell’anno il primo mercato sono stati gli Usa, seguiti da Cina e Hong Kong, con l’Italia al decimo posto). Dopo la caduta del 2020 causata dalla pandemia, le esportazioni hanno registrato una forte ripresa nel 2021, proseguita nella prima parte del 2022, nonostante una crescita economica mondiale in rallentamento rispetto alle precedenti previsioni e nonostante le ulteriori tensioni geopolitiche legate alla guerra in Ucraina. Mantenere questo passo sarebbe chiaramente un fatto positivo, vedremo se confermato dai dati odierni e da quelli dei primi sette mesi, che saranno resi noti il 18 agosto, come da preciso calendario della Fh (consultabile all’indirizzo www.fhs.swiss/eng/statistics.html).

Per Richemont ricavi a +20%, con il traino dell’Europa

Ma due conferme importanti sono già arrivate da Richemont e Swatch Group, i più importanti player del settore. Il primo – che ha in portafoglio, tra gli altri, Cartier, Iwc, Panerai e Jaeger-LeCoultre – ha annunciato il 15 luglio i risultati del primo trimestre dell’esercizio fiscale 2022-23 (aprile-giugno), con ricavi in crescita del 20% a tassi costanti e del 12% a tassi correnti a 5,26 miliardi di euro e sopra le attese degli analisti. L’incremento delle vendite in Europa, America, Giappone e Medio Oriente ha compensato il calo della regione Asia Pacifico (-37% per la Cina continentale, a causa della nuova serie di lockdown). Nel solo mese di giugno, quando le restrizioni sono state progressivamente allentate, il calo si è attenuato al -12%. Nel trimestre le vendite sono cresciute del 42% in Europa, sostenute da una robusta domanda interna e dal ritorno degli acquisti da parte dei turisti, soprattutto americani e mediorientali, mentre le Americhe hanno visto un aumento del 25% grazie alla forte spesa interna. Nel giorno della trimestrale la maggior parte degli analisti, da Bernstein a Ubs, passando per Goldman Sachs e Jefferies, hanno confermato per Richemont il rating positivo e il giudizio buy.

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