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Museo del Tessuto di Prato e Fondazione Sozzani celebrano Ossie Clark e Celia Birtwell

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19 lug 2022

Partendo da un primo importante nucleo di abiti provenienti dalla collezione e archivio di Massimo Cantini Parrini, il Museo del Tessuto di Prato e la Fondazione Sozzani dedicano a partire da settembre 2022 un’ampia retrospettiva (“Ossie Clark and Celia Birtwell | Fashion and Prints 1965-74”), curata da Federico Poletti, all’incredibile creatività di due figure spesso trascurate nella storia della moda: Ossie Clark e Celia Birtwell.

Jim Lee, Ossie Clark, “Plain Crash”, 1969 – Jim Lee

Il primo, stilista, ha definito con il proprio linguaggio lo stile della Swinging London, con i suoi lunghi e coloratissimi abiti fluidi. La seconda, textile designer, disegnava le stampe su leggere crêpe, sete e chiffon, che venivano trasformate da Clark in abiti che hanno subito conquistato il jet-set internazionale e la scena pop dell’epoca. Rari capi provenienti dalle collezioni private di Celia Birtwell da Londra e Lauren Lepire da Los Angeles completano la ricerca museale.
 
Con il patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana, la mostra sarà inaugurata il 16 settembre al Museo del Tessuto di Prato per arrivare a gennaio a Milano alla Fondazione Sozzani. Il percorso non presenta solo una serie di abiti con le stampe iconiche di Ossie e Celia, ma intende raccontare il contesto e l’evoluzione del designer, dalla boutique “Quorum” di Chelsea, frequentata dalla gioventù della scena londinese, alle performance, tramite una serie di video, foto ed editoriali d’epoca, memorabilia, schizzi e riproduzioni dei disegni, fino a un’esclusiva video intervista con la stessa Celia Birtwell.

Celia Birtwell, “Candy Flowers Girls”, 1969 ca. – Celia Birtwell

Con uno stile inconfondibile (il flower power) anticipatore di tendenze, fra geometrie stilizzate, bouquet floreali e fantasie ispirate all’arte (dalle tappezzerie medievali ai balletti russi fino a tutte le avanguardie cubiste e al puntinismo), Ossie Clark era definito “King of Kings Road” per i suoi abiti di ispirazione ’30 e ’40 dal taglio slanciato che rivelavano il décolleté tra movimenti sensuali e giochi di trasparenze. Una carriera breve, ma molto intensa, che ha lasciato un segno nella Londra nel periodo compreso tra la minigonna di Mary Quant e il movimento punk sovversivo di Malcolm MacLaren e Vivienne Westwood, dal 1965 al 1974. Clark e sua moglie Celia Birtwell (ritratti in un celebre dipinto di David Hockney conservato alla Tate Britain, 1970-71), arrivarono a definire il quartiere bohémien della West London, che ospitava la nuova generazione di giovani brillanti e rivoluzionari. 

Da Brigitte Bardot a Liz Taylor o Verushka, tutti erano affascinati dalla loro moda. Mick Jagger, Brian Jones, Keith Richards, Jimi Hendrix, Marianne Faithfull, Anita Pallenberg. Eric Clapton, George Harrison, Bianca Jagger e Marisa Berenson sono solo alcuni dei personaggi che Ossie Clark ha vestito. Clark è stato anche il primo designer a ripensare all’idea di “occasione”: per lui gli abiti da sera potevano essere indossati di giorno e viceversa, mentre con i suoi trasparenti chiffon inventava il nude look. 

Ossie Clark, vestito “Ziggy Stardust”, 1971 ca. Textile designer: Celia Birtwell, “African Violet”, Archivio Massimo Cantini Parrini

Anche nel modo di presentare la propria moda Clark è stato il primo designer a estendere il concetto di performance alle sfilate, proponendole nei luoghi più diversi, come avvenne al Royal Court Theatre nel 1971, con il contributo musicale di David Gilmour, uno dei fondatori dei Pink Floyd. Tra le sue muse Jane Birkin e Amanda Lear, che per anni ha partecipato alle sue sfilate, fino alla stessa Celia, da cui si separa nel 1973, per arrivare fino all’ultima collezione Autunno-Inverno 1974 presentata al King’s Road Theatre, che segna la fine della loro “golden age” e il cambio di un’epoca.
 
“È importante mantenere accesa la fiamma di Ossie affinché il suo lavoro non vada dimenticato. Professionisti e studenti possono imparare molto dalla sua modellistica e dal suo stile. È ancora oggi fonte di ispirazione per tante persone e i suoi abiti restano attuali, una visione di una donna sexy e femminile, ma mai volgare”, afferma in un comunicato Celia Birtwell, moglie di Ossie Clark e autrice delle stampe e tessuti.

Jim Lee, Ossie Clark, “Aeroplane”, 1969 – Jim Lee

Francesco Nicola Marini, Presidente della Fondazione Museo del Tessuto di Prato, definisce Birtwell e Clark “due grandi protagonisti della moda del Novecento”, considerandosi molto felice “di avviare la collaborazione con la Fondazione Sozzani in un progetto culturale che connette Prato e Milano”, mentre per Carla Sozzani, Presidentessa della Fondazione Sozzani, “Celia Birtwell e Ossie Clark fanno parte delle coppie celebri dove non si saprà mai dire dove finiva la creatività di uno e iniziava quella dell’altro. Gli abiti botticelliani dell’uno e le stampe oniriche dell’altra, insieme hanno vissuto una complicità creativa che ha dato vita a una rivoluzione del vestire e ad una magia che ha definito un’era della moda”.
 
“La scoperta di Ossie Clark nella collezione di Massimo Cantini Parrini ha permesso di riportare alla luce e raccontare un capitolo a tratti trascurato, ma straordinario, tra moda, arte e musica. Ossie e Celia sono anche il racconto di un’alchimia speciale, una delle prime coppie creative ante litteram in cui uno stilista e una textile designer hanno lavorato insieme completandosi in piena armonia”, conclude nella nota ufficiale Federico Poletti, coordinatore e curatore dell’esposizione.

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