Moda

Metaverso e Web3, tutte le mosse (e le sfide) delle aziende di moda e lusso


Dall’immobiliare ai team dedicati: dove investono le aziende

Le aziende del lusso stanno investendo nel metaverso su più fronti: dall’acquisto di “lotti” per il real estate virtuale (come ha fatto, per esempio, Philipp Plein stanziando ben 14 milioni) alla tutela legale – con la causa Hermès vs Mason Rothschild che è pronta a fare scuola – creazione di team dedicati: il colosso francese Lvmh (Louis Vuitton, Dior, Fendi) alla fine di giugno ha creato il ruolo di head of crypto and metaverse” e l’ha affidato a Nelly Mensah (ex Sephora, sempre parte del gruppo di Arnault); il “rivale” Kering (Gucci, Balenciaga) ha un team dedicato a metaverso e Web3; il gruppo Otb di Renzo Rosso, alla fine del 2021, ha perfino creato una divisione dedicata, che si chiama Brave virtual experience (Bvx). Nike, che proprio su Roblox ha creato la sua Nikeland, ha creato a Los Angeles i Nike Virtual Studios.

Non solo moda: gli intrecci con altri settori del lusso

Il metaverso non è certo appannaggio solo della moda. Anzi. Permette di sviluppare sinergie che, per quanto ispirate alla realtà, vanno ben oltre quello che è possibile fare nel mondo “fisico”. Per esempio, il gruppo alberghiero di lusso Oetker Collection – che conta alcuni hotel iconici come l’Hotel du Cap-Eden-Roc, The Lanesborough ed Eden Rock – St Barths – ha stretto una partnership con la app di fashion gaming Drest (fondata nel 2019 da Lucy Yeomans, ex editor di Net-à-porter e Harper’s Bazaar Uk) per offrire un’esperienza tra moda e viaggi di lusso nel metaverso. Gli hotel di Oetker Collection, in questo caso, faranno da sfondo ai “servizi fotografici” che gli utenti possono organizzare attingendo a un guardaroba super griffato.

Pink Blade Runway è tra gli Nft su Ninfa

Il caso Ninfa, retailer di Nft che apre uno spazio fisico

Se gli spazi fisici come gli hotel stanno cercando il loro “posto al sole” nel Web3, ci sono anche realtà che, essendo nate per lavorare nel metaverso, hanno deciso di aprire spazi nel mondo reale. È il caso di Ninfa, start up fondata da quattro soci italiani – Brando Bonaretti, Pietro Barbini, Carlo Borloni e Cosimo De Medici – che vuole imporsi come «retailer multicategoria di Nft». I quattro, ciascuno con le proprie competenze, hanno dato vita a una piattaforma – che si basa sulla blockchain Ethereum – nella quale i creators (per ora circa 120) possono realizzare e mettere in vendita i propri Nft. Si tratti di opere d’arte, oggetti di moda oppure di design. In modo indipendente oppure con la “curatela” del team: «Abbiamo voluto che Ninfa fosse un marketplace sia B2b sia B2c, user friendly, con un’offerta ampia articolata in più verticali, con un focus importante sulla tecnologia», dicono Brando Bonaretti e Pietro Barbini, rispettivamente ceo e cfo. I fondatori hanno in mente un «modello ibrido: digitale ma con rami fisici». Da qui – dopo alcune presenze temporanee a New York e Londra – l’idea di aprire uno spazio a Milano, i Ninfa Labs: «Duecento metri quadrati a Isola, vicino ai nostri uffici, che apriamo per tre motivi: divulgare, e quindi far conoscere un po’ questo mondo anche a chi non si intende di criptovalute e Nft; riunire fisicamente la community di appassionati, organizzando talk e workshop; esporre e vendere gli Nft». C’è grande spazio per moda e design: «In Italia abbiamo alcuni tra i migliori brand e i migliori creator. Il nostro obiettivo è potenziare la nostra presenza in quest’ambito e partiamo inaugurando una sezione Fashion Objects».

La start up, nata all’inizio del 2022, ha già raccolto mezzo milione di euro in un primo round di finanziamenti e ha raggiunto una valutazione di 3,5 milioni di euro. Entro la fine dell’anno è previsto il round B.

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