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Parità euro-dollaro, gli effetti da export a turismo


Di

Ansa

Pubblicato il



22 ago 2022

L’euro è sceso sotto la parità con il dollaro, toccando in mattinata quota 0,999 dollari per poi risalire a 1,005 nei confronti del biglietto verde. Non accadeva da circa vent’anni. La tendenza è alimentata da vari fattori tra i quali le rinnovate tensioni energetiche tra Russia e Ue e il costante rafforzamento del dollaro, spinto anche dai rialzi aggressivi dei tassi decisi dalla Federal Reserve, la banca centrale americana. Ecco in una scheda le principali conseguenze.

Esportazioni più semplici: avere una moneta debole significa poter esportare con più facilità i propri prodotti verso Paesi che acquistano, invece, con una moneta forte. Questo concorre a rendere più competitive le imprese europee, al netto però dell’inflazione, la cui impennata rischia di annacquare l’effetto del cambio. Nello specifico gli Stati Uniti sono il terzo mercato di destinazione dell’export italiano, per un valore di 61 miliardi di dollari. Settori trainanti, nel 2021, sono stati meccanica, moda, accessori e agroalimentare.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata da importazioni più costose, perché chi acquista lo fa con una moneta più debole. Questo vale per chi compra prodotti hi-tech realizzati negli Usa, ma anche per le imprese che utilizzano forniture statunitensi o comunque negoziate in dollari. I rincari energetici già ci sono stati. Ma certo il rafforzamento del dollaro sull’euro non aiuta, ad esempio, per l’acquisto di petrolio: la quotazione del barile è da sempre fatta con il ‘biglietto verde’. A questo si aggiunge il fatto che, per compensare le minori forniture di gas russo, l’Italia ha ad esempio previsto maggiori importazioni di gas liquido dagli Stati Uniti.

Saranno meno convenienti i viaggi e gli acquisti negli Stati Uniti ma, al contrario, visitare l’Italia e fare compere nel Bel Paese sarà più conveniente per i turisti americani. E questo, vista la forte ripresa dei flussi turistici e il sostegno che questi garantiscono a vari settori della nostra economia, può rappresentare un vantaggio.

Infine, per chi nell’eurozona ha investito in attività finanziarie denominate in dollari il rafforzamento del biglietto verde non è necessariamente una cattiva notizia. Ovviamente l’impatto dipende dal proprio portafoglio di investimenti e, soprattutto, dal momento di ingresso sul mercato. Per fare un esempio: chi ha convertito 1.000 euro in dollari un anno fa, quando il cambio era 1,18 dollari per 1 euro, ottenendo quindi 1.180 dollari, trarrà vantaggio oggi dalla conversione in euro perché, con l’attuale cambio alla pari, otterrà circa 1.180 euro.

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Articolo preso da Fashio Network Italia

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