Innovazione

Nike è attualmente il marchio che ha generato più entrate con i suoi NFT

Versione italiana di

Gianluca Bolelli

Pubblicato il



25 ago 2022

Qual è il potenziale degli NFT? Fino a pochi mesi fa, le prospettive erano rosee per questo mercato emergente dei token non fungibili. L’analista finanziario Jefferies valutava che tale mercato potesse pesare fino a 80 miliardi di dollari nel 2025; la previsione era addirittura di 147 miliardi nel 2026 per la società Technavio. Ma negli ultimi mesi l’entusiasmo si è leggermente attenuato, con i consumatori che sembravano pronti ad acquistare questi prodotti digitali che per il momento paiono improntarsi a una maggiore prudenza. Tuttavia, numerosi player dei settori dell’arte, della moda e del lusso si sono impegnati in questa tecnologia innovativa, come Dolce&Gabbana con la “Collezione Genesi”, Lacoste con “UNDW3” o Gucci con l’operazione “10KTF Gucci Grail”.

DR

Con quale impatto? I risultati commerciali e le ricadute sono complessi da valutare. Tuttavia, gli specialisti di criptovalute e NFT stanno cercando di avvalersi degli strumenti di analisi delle blockchain per trarre le prime conclusioni.

È il caso di Dune Analytics, in cui possiamo trovare dettagli sulle performance di alcuni brand… e anche una classifica dei ricavi generati dal lancio degli NFT da parte dei brand, secondo i dati raccolti sulla blockchain di Ethereum. Ethereum, con la sua criptovaluta Ether, è uno degli attori principali del settore, e i suoi dati, se anche non forniscono una visione globale del segmento, ci permettono di ricavare diversi insegnamenti.

Primo insegnamento: con meno di 300 milioni di dollari generati dai primi dieci marchi di questa classifica, il business è ancora molto limitato. E i compratori sono ancora pochi e poco agguerriti. In media, questi “miner” (le persone che partecipano a una blockchain), sono ancora ai primi acquisti di NFT.

Gucci e 10KTF – Gucci

Secondo insegnamento: anche se in questa classifica troviamo nomi come il New York Times o Budweiser, la moda e il lusso vi sono ben presenti, monopolizzandone i primi cinque posti.

Nike è di gran lunga in prima piazza. Il colosso dello sportswear di Beaverton, in Oregon, ha generato più di 185 milioni di dollari di ricavi dagli NFT… Una cifra sette volte superiore a quella ottenuta dal secondo brand in classifica, l’azienda italiana Dolce & Gabbana (oltre 25 milioni di dollari). Nike è anche molto più avanti di Tiffany (più di 12 milioni), Gucci (quasi 12 milioni), Adidas (quasi 11 milioni) o Lacoste (1 milione).

Questo successo di Nike è sicuramente legato all’acquisizione a fine 2021 della start-up RTFKT (da pronunciare ‘artifact’), specializzata nella progettazione di abbigliamento e sneakers virtuali. La prima collezione di sneakers in versione digitale del marchio americano, messa in vendita lo scorso aprile, è stata contesa dai compratori a prezzi esorbitanti, venendo rivenduta ‘di seconda mano’ a 8.500 dollari in media.

Chiamate “CryptoKicks”, queste scarpe sportive sono state progettate per gli avatar degli acquirenti nel metaverso e per i collezionisti. Il produttore di attrezzature sportive si è fatto un nome in questi nuovi mondi virtuali grazie a Nikeland, ambiente accessibile su Roblox. Lo scorso marzo, Nike ha registrato quasi 7 milioni di visitatori nel suo spazio sul metaverso.

Il relativo successo di Nike, che però non sappiamo quanto abbia investito per acquistare la start-up nata nel 2020, fa pensare che un elemento che possa garantire buone performance sia quello di disporre di uno studio dedicato. Soprattutto perché il potenziale commerciale di questa attività potrebbe essere a lungo termine.

Un modello di calzatura sportiva in versione NFT di Nike x RTFKT – RTFKT

Terzo insegnamento: le royalties potrebbero diventare essenziali nella costituzione di questo mercato. Infatti, la firma di un NFT, che lo rende un oggetto digitale unico, consente di essere proprietari di tale oggetto, ma ne permette anche il monitoraggio e la remunerazione del suo creatore ad ogni rivendita tramite un sistema di royalties.

Secondo i dati elaborati da Dune Analytics, quasi la metà delle entrate di Nike è generata da queste royalties, che vanno dal 5% sulla rivendita degli NFT di maggiore successo di RTFKT “CloneX” fino al 15% per altre creazioni.

Anche Adidas ha raccolto 4,75 milioni di dollari di royalties sui suoi 11 milioni. Tiffany, invece, non sembra aver beneficiato di royalties, ma è da verificare se gli acquirenti dei suoi NFT li abbiano conservati o se il marchio di gioielli del gruppo LVMH non abbia applicato delle royalties.
 
Con questo enorme potenziale di rivendita, i marchi hanno dunque tutto l’interesse a suscitare il desiderio di possedere i loro NFT. Che sia attraverso gaming, challenge o quest, oppure con il lancio di nuovi NFT che permettono di mettere in evidenza i prodotti più in vista già lanciati.

CloneX ha collaborato con l’artista giapponese Murakami – CloneX

In questo campo, come fa Nike con il lancio di modelli ogni settimana, RTFKT sembra beneficiare di una strategia di lanci regolari. Durante ognuno di questi, la sua collezione di NFT di punta “CloneX” sta sperimentando un aumento delle transazioni sul mercato secondario.

Anche il settore del lusso, che si è accodato al ritmo dei lanci molto frequenti di collezioni o prodotti, dovrebbe poter beneficiare di questa tendenza. Tuttavia, esso dipende molto dal mercato cinese. Avendo il Regno di Mezzo in gran parte vietato l’uso di criptovalute e blockchain come Ethereum, viene da chiedersi quale potrebbe esserne il potenziale… A meno che i brand non optino per BSN, la blockchain cinese, per sviluppare le loro proposte su questo immenso mercato. Guardare alla strategia adottata da Nike in questo ambito dovrebbe rappresentare un’ottima fonte d’ispirazione.

con ETX Daily Up 

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