Moda

Ecco perché Carlo III è anche il re della moda sostenibile


Sarà un filo di lana a tenere ancora insieme il Commonwealth, sotto il nuovo regno di Carlo III? Poco dopo la morte della regina Elisabetta II, la prima ministra neozelandese Jacinda Ardern ha dichiarato di aspettarsi che il suo Paese diventi una repubblica durante la sua vita (ha 42 anni), ma certo «non presto». Antigua e Barbuda, altri Paesi del gruppo dei 15 del Commowealth, hanno dichiarato di voler organizzare un referendum per uscirne, e certo il passaggio della corona potrebbe aprire una nuova era. Ma torniamo alla possibilmente salvifica lana.

Secondo i più recenti dati Fao, risalenti al 2020, la Nuova Zelanda è il terzo produttore mondiale di lana, dopo la Cina e l’Australia. E i piani per rilanciare la peculiare tipologia di lana “kiwi” puntano tutti sulla sostenibilità di una delle fibre tessili più antiche della storia dell’umanità. Ora, da almeno 10 anni sua maestà Carlo III è uno dei più strenui difensori della lana, che considera una delle fibre più nobili, tecniche e sostenibili, tanto da aver lanciato The Campaign for Wool nel 2010: si tratta di una iniziativa per promuovere la produzione e l’uso sostenibile della lana, che Carlo III presiede con passione e competenza.

Carlo, il principe e ora re della moda sostenibile

Aveva solo 21 anni quando nel 1970 fece la sua prima dichiarazione sui possibili effetti nefasti dell’inquinamento da plastica, diventando uno dei paladini della sostenibilità ancor prima che il concetto di sviluppo sostenibile fosse formulato (nel 1987, con la presentazione del Rapporto Bruntland alle Nazioni Unite). Un concetto che per lui significa anche assidua pratica delle riparazioni (ne ha parlato diffusamente in un’intervista a Vogue Uk due anni fa, dicendo «io sono uno di quelli che odia gettare le cose») e del rewearing (vale a dire l’indossare uno stesso capo più e più volte), abitudine già adottata dalle nuore e rinverdita dalla scelta di vestire un abito di 34 anni prima per il matrimonio di Meghan Markle con il figlio Harry nel 2018.

Carlo III alle nozze del figlio Harry con Meghan Markle nel 2018

Carlo III potrebbe insomma essere ricordato come il re più attento alla moda sostenibile di sempre: sua creatura è la speciale Fashion Task Force che fa parte della Sustainable Markets Initiative, lanciata al forum di Davos nel gennaio 2020, una piattaforma di iniziative per rendere l’industria privata più sostenibile. Nel 2021 è stata peraltro arricchita dal lancio di “Terra Charta”, un manifesto che evoca la Magna Carta (documento medievale e pilastro della monarchia britannica) e delinea una road map di interventi da condurre entro il 2030, anche grazie ai fondi della “Natural Capital Investors Alliance” che punta a raggiungere 10 miliardi di dollari entro quest’anno.

La bellezza dei mestieri nel lusso

The Campaign for Wool, la passione per la lana sostenibile

Nel 2016, l’allora principe di Galles ospitò nella sua residenza scozzese di Dumfries House una conferenza dedicata alla lana, con 250 rappresentanti di tutta la filiera dell’industria , e lanciò per l’occasione la “Dumfries House Declaration”, una dichiarazione in dieci punti per sostenere una produzione e un commercio sostenibile della lana. Sei anni prima, durante la fashion week londinese, sostenne “The Wool Project”, un programma per promuovere i benefici della lana rispetto alle fibre sintetiche, per i consumatori e per l’ambiente, e insieme per valorizzare i produttori del Commowealth, appunto. In quell’occasione Carlo disse che era arrivato il momento di rendere la lana «fashionable again», di nuovo di moda, ma aveva anche sottolineato i problemi della filiera, come l’enorme scarto fra il prezzo di produzione e quello di vendita che rendeva preferibile distruggere la lana invece di metterla sul mercato.

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