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L’innovazione secondo Pontetorto: dal pile con la canapa ai tessuti riciclati e anti-virus


Abbracciata dall’Appennino Tosco-Emiliano, a metà strada fra Prato e Pistoia, Montemurlo ha una magnifica rocca cinquecentesca e una altissima densità di aziende tessili. Fra queste c’è Pontetorto: nel 2022 la manifattura della famiglia Banci, dal 2016 proprietà del gruppo tessile giapponese Daidoh Limited Clothing, festeggia 70 anni di attività, un’occasione che non porta solo celebrazioni del passato, ma evidenzia il desiderio di guardare con ottimismo al futuro. D’altra parte Pontetorto è stata fra le aziende che nel luglio 2020 parteciparono alla prima fiera di filati in presenza dopo i lunghi mesi del lockdown: “Ri-filiamo” fu un evento ristretto, ospitato sotto gli alberi secolari di Villa Pazzi al Parugiano, ma fu anche decisivo per segnare la ripartenza del settore.

Oggi lo spettro sull’industria non ha le fattezze di un virus, ma dei prezzi dell’energia: «Abbiamo ordini già confermati, materiali già acquistati. Ma se non si trova una soluzione a questi costi energetici, entro il 2022 l’industria tessile perderà il 50-60% del suo fatturato», spiega Roberto DeMatteis, vicepresidente di Pontetorto -: le faccio un esempio: nel 2020 un metro cubo di gas metano ci costava 19 centesimi, ad agosto abbiamo toccato i 3,5 euro. Così è insostenibile, oggi la priorità di molte aziende, soprattutto piccole, è la sopravvivenza». Tuttavia Pontetorto già negli anni scorsi ha investito in fonti energetiche alternative, installando un impianto fotovoltaico con più di 7mila pannelli solari di silicio policristallino, capaci di generare il 30-35% del fabbisogno. Uno dei più chiari esempi della sua spiccata vocazione e del suo deciso impegno per la sostenibilità.

«Stiamo sperimentando una forma di energia alternativa che coinvolge proprio il riciclo della materia tessile, non però tramite termovalorizzazione, ma con la pirolisi, un meccanismo di combustione senza emissioni, che trasforma gli scarti in idrogeno», prosegue DeMatteis.

Una foto storica dell’azienda

«Abbiamo anche messo a punto un brevetto per un sistema che permette il riciclaggio meccanico a più basso impatto ambientale, con un’efficienza molto elevata, e stiamo valutando una forma di distribuzione in collaborazione con un marchio importante», prosegue il vicepresidente – : è importante avere un forte collegamento con i marchi, per avere un diretto impatto sul cliente finale».

Se la preoccupazione per le bollette è forte, non riesce tuttavia a fermare l’energia creativa dell’azienda: «A ricerca e sviluppo dedichiamo almeno il 5-10% del nostro fatturato, ma se consideriamo tutte le fasi di ricerca e la promozione sul mercato la percentuale sale sensibilmente – prosegue il dirigente -. Lavoriamo con passione alla creazione di tessuti intelligenti, adatti ai nostri tempi e ai nostri modi di vivere. Lo sviluppo dei tessuti ha sempre seguito quello della storia umana. Oggi ricerchiamo una maggiore performance, tessuti che rendano più facile e comoda la vita delle persone, per esempio con una semplice manutenzione: che possano non essere stirati, oppure che blocchino virus e batteri grazie alla tecnologia Viroblock di HeiQ, che abbiamo di recente adottato anche noi».

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