Industria

accolto ricorso per tutelare le borse ‘Kelly’ e ‘Birkin’


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Ansa

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18 ott 2022

È stato accolto dalla Cassazione il ricorso della maison del lusso Hermès – che produce le iconiche borse da migliaia di euro per le quali l’attesa della consegna dura anche anni dalla prenotazione – contro la decisione della Corte di Appello di Firenze che ritiene che chiunque può produrre e vendere borse della stessa forma della ‘Kelly’ – in onore della principessa Grace di Monaco, già attrice preferita di Alfred Hitchcock – e della ‘Birkin’, dal nome di Jane Birkin, attrice e cantante legata alla ‘trasgressione’ sessantottina.

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I magistrati di Firenze avevano dichiarato “per mancanza di capacità distintiva” la nullità dei due marchi, ‘Kelly’ e ‘Birkin’, sia in primo grado nel 2016 che in appello nel 2018 a seguito di una vertenza giudiziaria intrapresa da Hermès contro un produttore toscano di borse tarocche (Buti Amerigo, Buti srl, Buti Italia srl). Ma la Suprema Corte, pur condividendo l’assunto che le forme tridimensionali non siano brevettabili, ha osservato che troppo sbrigativamente non si è tenuto conto dell’ampia “documentazione prodotta” da Hermès sulla “distintività e notorietà del marchio”.

Ora un appello bis dovrà valutare meglio “inserzioni e annunci pubblicitari, rassegne stampa, articoli su stampa internazionale di giornalisti di moda e di tendenza, citazioni cinematografiche serie televisive, citazioni enciclopediche, sentenze di giudici di merito che hanno accertato la distintività, notorietà e validità del marchio e, comunque, la validazione dello stesso in termini di secondary meaning, trattandosi di modelli di borse legati a figure femminili di primo piano nella storia del costume del XX secolo”. Insomma, scrivono gli ‘ermellini’, si tratta di borse “diffusamente riconosciute dal pubblico come identificative di Hermès proprio in relazione alle loro peculiari forme”.

Ora la Corte di appello di Firenze dovrà esaminare con maggiore attenzione “l’indagine demoscopica” allegata dai legali di Hermès, l’avvocatessa Claudia Scapicchio e l’avvocato Alberto Scamusso.

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