Industria

A Venezia la Moda italiana detta il futuro green del settore


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31 ott 2022

L’industria della moda si è riunita a Venezia per il primo summit internazionale dedicato al futuro sostenibile del settore. Una due giorni (28-29 ottobre) presso la Fondazione Giorgio Cini (Isola di San Giorgio) ricca di analisi di trend e best practice con interventi di istituzioni, brand e addetti ai lavori.

Venice Sustainable Fashion Forum 2022 – @cnmi

Dal ‘Venice Sustainable Fashion Forum 2022’ sono emerse otto parole chiave che rappresentano le direttrici del cambiamento del fashion italiano. Harmonise, per armonizzare i nuovi modi di interpretare la sostenibilità; Educate, per creare consapevolezza e guidare il cambiamento; Think, per evidenziare le opportunità legate all’Ecodesign e comprendere una visione strategica sui processi aziendali; Measure, per sottolineare l’importanza di misurare le performance e i nuovi indicatori; Re-Make, dedicata all’economia circolare; Create, per riflettere sulla tradizione artigianale e l’evoluzione dei valori sociali; Make, sul ruolo essenziale delle filiere coese e Make (It happen), che raccoglie l’evoluzione culturale e i nuovi modelli per la gestione del cambiamento.
 
“Just Fashion Transition” è stato il titolo della giornata inaugurale, promossa da Confindustria Venezia Area Metropolitana di Venezia e Rovigo e The European House – Ambrosetti, con il patrocinio di Assocalzaturifici e Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità. Gli impatti ambientali e sociali del sistema moda sono stati al centro del dibattito, che ha fornito per la prima volta i risultati di un assessment di sostenibilità condotta sulle aziende delle filiere della moda italiana.

In chiusura della prima giornata è intervenuto il neo ministro alle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso. “Made in Italy è il marchio che a livello internazionale sempre più contraddistingue l’eccellenza e la qualità. La sostenibilità del sistema e della moda è importante per capire come possa aggiungere altri elementi di eccellenza. Per noi la sostenibilità è un elemento importante e dobbiamo essere all’avanguardia nel sistema europeo e Occidentale”.

Adolfo Urso

Il ministro ha ricordato come il settore – che contribuisce al 10% delle emissioni gas serra – produca ogni anno circa 150 miliardi di capi di abbigliamento, il 20% dei quali resta invenduto e meno dell’1% viene riciclato. “Credo che uno sforzo del sistema Italia su riciclo, riduzione degli sprechi di acqua e diminuzione dell’uso di energia sarebbe apprezzato dal consumatore più attento”. Infine, aggiunge, nel contesto di fenomeni di internazionalizzazione, possibile “riflettere sull’opportunità di reshoring anche nelle produzioni di un settore globale come la moda”.

Il 28 ottobre è stata la volta di “The Values of Fashion”, panel realizzato da Cnmi e Smi, che ha affrontato le tematiche più attuali relative alla sostenibilità e alle responsabilità degli attori della filiera, con l’obiettivo di tracciare lo stato dell’arte del settore, definire le nuove sfide ed individuare la strada per implementare le soluzioni green.

“La sostenibilità è un argomento attuale, di cui si discute molto, ma dal punto di vista dell’imprenditore posso dire che andrebbe regolamentata meglio tramite leggi e linee guida chiare per le aziende”, ha dichiarato nel suo intervento il patron di Otb, Renzo Rosso. “Come gruppo siamo da sempre attenti al tema. Oggi usiamo più del 40% di energia proveniente da risorse rinnovabili, abbiamo ridotto del 90% il nostro uso di acqua nei processi di produzione, elemento fondamentale per il denim, e scegliamo tinture naturali al posto di quelle chimiche. La sostenibilità coinvolge però l’intera filiera, per questo abbiamo creato una forte sinergia con tutti i nostri fornitori per condividere le nostre competenze e dare delle linee guida sostenibili”, ha concluso Rosso.

Stefano Canali, numero uno di Canali Spa, ha rimarcato l’importanza di misurare e comunicare agli stakeholder l’impatto ambientale in maniera univoca, coerente e trasversale. In linea con le raccomandazioni Ue, la casa di moda ha infatti condotto le analisi Oef (Organisation Environmental Footprint) e Pef (Product Environmental Footprint).

Stefano Canali

 
“La Oef prende in considerazione l’impatto della nostra organizzazione secondo 16 indicatori ambientali applicandoli alle componenti Upstream (a monte di Canali – le materie prime), Core (i nostri processi produttivi e la nostra logistica) e Downstream (la distribuzione dei nostri prodotti).  La Pef approfondisce ed amplia ulteriormente il campo d’analisi andando a valutare le fasi d’uso e il fine vita e quindi l’impatto complessivo dei capi più rappresentativi e significativi della nostra produzione. Lavorando per cluster siamo riusciti ad analizzare il 59% della nostra produzione totale (invece di un singolo prodotto), utilizzando parametri quali il numero di utilizzi, di lavaggi, la riparabilità e la durabilità. Che per un brand come il nostro con una grande componente di sartorialità, è di enorme rilevanza. Abbiamo voluto fare sia Oef che Pef per individuare aree virtuose o di miglioramento e attuare reali e mirate azioni di riduzione degli impatti ambientali”, ha sottolineato Canali.
 
Durante la giornata è stato approfondito anche il nuovo progetto di Camera Moda, Consorzio Re.Crea, fondato lo scorso agosto, su base volontaria, da Dolce & Gabbana, MaxMara, Moncler, Otb, Prada, Zegna per la gestione dei prodotti del settore tessile e moda a fine vita e per promuovere la ricerca e lo sviluppo di soluzioni di riciclo innovative. Il consorzio sta valutando partnership sia con eccellenze italiane, in ambito produttivo e di ricerca e sviluppo, che con istituzioni accademiche internazionali nell’ambito della ricerca legata alla sostenibilità e all’innovazione. 
 
“Ringrazio i brand che con generosità continuano a fare sistema su un tema cruciale per la nostra industria. La gestione dell’intera vita dei prodotti è misura del senso di responsabilità che ogni produttore deve avere dal momento in cui crea un capo. È bello che dai grandi marchi dell’alta qualità associati a Cnmi parta un messaggio che sarà centrale per il futuro della moda”, commenta Carlo Capasa, presidente di Re.Crea.

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