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Harrods, torna positivo e nel 2022 riconquista i risultati pre-Covid


Versione italiana di

Gianluca Bolelli

Pubblicato il



1 nov 2022

I risultati di Harrods nell’esercizio che si è concluso al termine di gennaio 2022 mostrano che l’azienda si sta riprendendo dalla pandemia, nonostante le persistenti difficoltà dovute al contesto sanitario globale nel 2021/2022.

Harrods

Il valore lordo di mercato dell’attività del prestigioso department store è aumentato del 42,6%, a 1,565 miliardi di sterline (1,82 miliardi di euro) e il suo fatturato totale è salito del 35,5% a 581,9 milioni di sterline (676,2 milioni di euro), secondo i conti depositati presso la Camera di Commercio.

Inoltre, l’amministratore delegato Michael Ward ha affermato che le vendite di Harrods quest’anno sono sulla buona strada per raggiungere circa 871 milioni di sterline (1.013 miliardi di euro), una cifra quasi uguale a quella dei 12 mesi precedenti la pandemia. Unico neo: gli utili non saranno così significativi a causa dell’aumento dei costi.

Il colosso del lusso di Knightsbridge ha chiuso solo per 10 settimane nei 12 mesi riguardanti questo esercizio commerciale. L’anno precedente il numero delle settimane di chiusura era stato di 22. L’aumento del fatturato riflette direttamente il miglioramento della situazione sanitaria, che ha consentito una maggiore continuità dell’attività, e testimonia anche della generale ripresa economica negli ultimi mesi dell’esercizio.

Al netto delle imposte, l’utile dell’annata 2021/2022 ha raggiunto i 41,7 milioni di sterline (48,46 milioni di euro), molto meglio dei 57,3 milioni di sterline (66,59 milioni di euro) di deficit dell’anno precedente. L’utile operativo è salito a 55,5 milioni di sterline (64,60 milioni di euro) dopo essere crollato a -66,4 milioni di sterline (-77,16 milioni di euro) di perdite nel 2020/2021.

La pandemia ha comunque colpito l’attività del grande magazzino, che ha dovuto chiudere i battenti per alcune settimane ed è stato costretto a fare i conti con il calo del turismo nel Regno Unito. Tuttavia, i buyer mediorientali sembrano aver colmato il vuoto lasciato dai cinesi (prima della pandemia, questi ultimi generavano il 23% delle vendite complessive di Harrods, contro il 15% dello scorso anno).

E a proposito di turismo, i resoconti di Harrods mostrano anche che la conseguenza più grave della Brexit, nel suo caso, è stata l’annullamento del recupero dell’IVA per gli extracomunitari nel retail, abolito a inizio gennaio 2021. Il dettaglianti del lusso hanno pagato un caro prezzo per questa misura, perché ora i turisti non possono più recuperare l’IVA sui beni di lusso da loro acquistati nel Regno Unito.
 
L’azienda, tuttavia, ha tenuto a ricordare che al momento non è possibile quantificare l’impatto di questo cambiamento, in quanto il turismo non era ancora tornato ai livelli pre-pandemici nel 2021/2022.

Questo lento ritorno ai livelli normali costituisce un grosso problema per il famoso emporio inglese, che di solito è una delle principali destinazioni della Gran Bretagna per lo shopping di lusso dei turisti (insieme a location come il West End di Londra e il Bicester Village). Ma anche quando i flussi turistici si riprenderanno completamente, il problema dello shopping esente da IVA rimarrà un grosso ostacolo.

Che è quanto Michael Ward ha spiegato al Times: “I tempi dei gruppi di turisti cinesi che fanno il tour dei grandi magazzini sono finiti. Lo shopping è il motivo principale per cui i cinesi visitano il Regno Unito e ora siamo il 20% più costosi di Parigi”.

I conti dell’azienda mostrano anche un aumento dei costi di importazione dovuto alla Brexit, una tendenza che non sembra sul punto di invertirsi, anzi: i fornitori tendono preferibilmente ad aumentare i prezzi.

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Articolo preso da Fashio Network Italia

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