Industria

un nuovo consorzio di moda circolare riunisce Inditex, PVH e Euratex


Versione italiana di

Gianluca Bolelli

Pubblicato il



1 nov 2022

La confederazione Euratex, Inditex, PVH, Decathlon, Lenzing, Oxfam o anche ReFashion figurano tra i 27 membri del nuovo consorzio Cisutac. Co-fondato con l’Unione Europea, esso mira a identificare ed eliminare le strozzature che ostacolano la circolarità nella filiera dell’abbigliamento.

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Le questioni tecniche, settoriali e socio-economiche che circondano la moda sostenibile saranno oggetto tra i membri di lavori iniziali in tre aree. Con la riparazione e lo smontaggio dei prodotti da un lato, e le questioni dello smistamento tra prodotti riciclabili e riutilizzabili dall’altro. Senza dimenticare la questione del riciclo da fibra a fibra, oltre al design circolare. Queste tre aree saranno ciascuna oggetto di progetti pilota.

Nel suo comunicato iniziale, il consorzio indica dunque che si studierà la progettazione di postazioni semiautomatiche, si analizzeranno le infrastrutture e i flussi di materiali e si apprezzerà la progressiva digitalizzazione delle operazioni di smistamento. Cisutac intende inoltre sensibilizzare sia i consumatori che i produttori alle problematiche della circolarità legate all’abbigliamento.

“In qualità di membro del consorzio, Euratex faciliterà la transizione verso l’economia circolare, si collegherà con altri progetti e iniziative, sosterrà lo sviluppo di materiali per la formazione e l’istruzione, inclusi masterclass e MOOC (Massive Online Open Courses, ovvero corsi online aperti e di massa), sensibilizzerà l’Europa sull’impatto ambientale dei tessuti e contribuirà alla politica, alla standardizzazione e alla certificazione per facilitare la transizione verso l’economia circolare”, indica il nuovo consorzio.

In rappresentanza delle federazioni tessili europee a Bruxelles, Euratex è già alla guida del progetto Rehubs, che mira a implementare centri di smistamento e riciclaggio per i tessuti a fine vita in Europa. Un settore che, secondo la confederazione, potrebbe generare entro il 2030 15.000 posti di lavoro diretti nel Vecchio Continente e un fatturato compreso fra 3,5 e 4,5 miliardi di euro.

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