Moda

Ken Scott, un volume racconta il giardiniere della moda


Prima pittore “squattrinato” – scoperto da Peggy Guggenheim e poi diventato suo grande amico – e vetrinista per mantenersi, poi creatore di tessuti, designer e ideatore di show spettacolari per presentare le collezioni di moda e, insieme, far divertire i propri ospiti. Insomma, un creativo a 360 gradi, un designer visionario. A raccontare Ken Scott, il “giardiniere” della moda, è il volume «Ken Scott», edito da Rizzoli illustrati per Mondadori Electa e realizzato con il supporto di Mantero e Gucci, in libreria dal 25 ottobre.

Moscato, 1971, disegno a tempera

Nato a Fort Wayne, in Indiana, Ken Scott è arrivato a Milano nel 1955 dopo una parentesi a New York, dove aveva inseguito il successo come artista, e in Francia, prima a Parigi e poi in Costa Azzurra, dove ha condotto una vita bohemiènne. Il trasferimento a Milano ha stretto il legame tra il creativo e la moda: dopo aver fondato con Vittorio Fiorazzo il marchio Falconetto ha conquistato il jet set internazionale (e non solo) con le sue fantasie floreali dai colori accesi: girasoli, peonie, rose, papaveri vestiranno icone di stile come Jacqueline Kennedy e Marisa Berenson. La sua creatività ha ben presto oltrepassato i “confini” della moda e invaso l’arredamento con piatti, complementi d’arredo e mobili.

Carta prova per il tessuto Astarte, 1965, figurino per il film di Stanley Donan Due per la strada (1967) )

Nel 1988 è stato lo stesso Scott a creare la Fondazione intitolata a stesso che ha come obiettivo quello di preservare il suo lavoro e la sua memoria. Nel 2019 il marchio Ken Scott è diventato di proprietà di Mantero Seta – leader nella produzione di foulard in seta – e nel 2020 l’archivio è stato trasferito nella sede dell’azienda tessile comasca che ha collaborato al volume. Così come Gucci: all’inizio del 2021 Alessandro Michele – dopo aver avuto accesso all’archivio – ha realizzato la capsule «Gucci Epilogue: Ken Scott» ispirata al lavoro del designer americano, al quale lo lega la passione – anzi: ossessione, come ha detto il direttore creativo di Gucci – per le stampe floreali.

L’archivio gioca un ruolo chiave anche nel volume che , infatti, ha il proprio pezzo forte òe 600 immagini custodite dalla Mantero, oltre alle fotogradie di Guido Taroni che ha reinterpetato la genialità dell’artista con una serie di scatti contemporanei. A questo si aggiungono i testi di (Shahidha Bari, Federico Chiara, Pierre Léonforte, Renata Molho, Peter Smithers, Isa Tutino Vercelloni e Velasco Vitali.

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