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Il polo della moda di Carpi corre verso l’alto di gamma


Perde qualche pezzo, con la diminuzione del numero delle imprese attive, che da quasi 800 scendono a 596, e degli occupati che nell’arco di cinque anni si sono ridotti del 20%, oggi sono 5.425. Ma la catena di subfornitura esce dai confini del distretto per diventare un punto di riferimento dei grandi marchi presenti nel resto della regione, a livello nazionale e anche all’estero: le commesse che arrivano dall’esterno sono ormai il 57% del totale.

Il polo della moda di Carpi sta cambiando pelle. Archivia un passato fatto molto anche di low cost e corre verso il lusso, verso una produzione di massima qualità che piace ai brand ad elevata visibilità. La metamorfosi in atto è fotografata dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio sul distretto. Rapporto che conferma i segnali che arrivavano dal sistema produttivo da alcuni anni. Stremato dalla pandemia nel 2020, con una perdita di fatturato pari al 22,6 %, è stato capace di risalire velocemente lo scorso anno (+ 21,3 %) consolidando la tendenza a una produzione di alto livello.

Da aziende con più di 50 dipendenti oltre il 77% del business

La crisi innescata dall’emergenza sanitaria ha spinto sempre di più ai margini le micro e piccole imprese, sia quelle finali sia quelle della filiera della subfornitura, che resta l’ossatura del distretto, con 412 aziende. Le piccole imprese, con un numero di addetti fino a un massimo di nove, costituiscono oltre il 70% del totale ma generano solo una piccola quota di fatturato, pari al 7,6%. Tutto ruota intorno alle aziende maggiormente strutturate, dai 50 dipendenti in su, dalle quali arriva quasi il 77% del volume d’affari complessivo del polo. Nel distretto di Carpi hanno sede alcuni big della moda italiana. Si va da Liu-Jo a Blufin, da Twinset a Champion Europe. Sono questi, insieme alle aziende fino a 44 dipendenti, a tenere le redini delle esportazioni (73,4% del totale) e a dare un profilo internazionale al distretto. Profilo che nel suo complesso è però ancora debole, nonostante il tentativo fatto negli ultimi anni di sganciare sempre di più il polo dal mercato interno: il valore dell’export è ancora fermo al 34 % del totale.

I rapporti con l’estero tra reshoring e internazionalizzazione

«Dobbiamo spingere su internazionalizzazione e formazione, dobbiamo lavorare per rafforzare le imprese più piccole», dice Stefania Gasparini, vice sindaco di Carpi: il Comune fa parte di Carpi Fashion Systems, il progetto per la promozione e la valorizzazione del polo che coinvolge anche le associazioni di categoria e la Camera di commercio di Modena. «La strada della qualità che hanno imboccato le aziende è un passaggio obbligato. L’alternativa è quella di morire schiacciati dalla concorrenza», prosegue Gasparini.

In fondo adesso tutto si lega: prodotto destinato a una fascia alta di mercato, ricerca di nuovi sbocchi all’estero, crescita dimensionale delle aziende, Carpi che diventa un mega laboratorio per la fornitura ai grandi gruppi nazionali e internazionali, anche per arginare il fenomeno del reshoring. Un fenomeno che esiste davvero: diminuisce infatti il peso del costo delle subforniture che le imprese finali del distretto mantengono a Carpi, aumenta invece quello delle lavorazioni all’estero, che sfiora ora il 60%.

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