Moda

A Pitti Bimbo si punta sulle vendite all’estero per tornare a crescere


Le aziende italiane di moda junior, in particolare quelle che producono con marchi propri e che spesso hanno il mercato interno come sbocco principale, s’interrogano sulla strada da imboccare di fronte alla contrazione dei negozi multimarca (il dettaglio indipendente nell’autunno-inverno 2021-2022 ha coperto il 12,6% dei consumi secondo Sita/Smi) e al dilagare delle catene, che ormai assorbono il 47% del mercato.

Tornare a crescere dopo un 2022 deludente (-3,8% il fatturato dell’industria tricolore dell’abbigliamento junior, scesa a 2,9 miliardi di euro, e -8,8% l’export, che pesa il 40%) e in controtendenza rispetto alla moda adulti è la sfida che ha raccolto il salone fiorentino Pitti Bimbo, aperto fino a stasera a Firenze con le collezioni di 230 marchi, per il 70% stranieri. La risposta delle aziende presenti alla fiera di fronte alle difficoltà di mercato, che si sommano alle difficoltà produttive (aumento costi energetici, approvvigionamento materie prime), è chiara: solo l’alta qualità e l’export potranno salvare il settore.

Lo ripete Nanan, il marchio romagnolo acquisito al 100% pochi mesi fa dalla Annabel Holding di Nicola Bulgari, che è pronto al rilancio puntando sui mercati esteri e sul prodotto rinnovato, dall’abbigliamento alle carrozzine, camerette, lampade e gioielli. La nuova direttrice creativa è Catrinel Marlon. «Abbiamo cambiato la marcia e vogliamo andare lontano, allargando la distribuzione fuori dall’Italia grazie a partner internazionali – spiega il direttore generale Claudio Pizzolato – con l’obiettivo di diventare un marchio di riferimento nel mondo del bambino. Vogliamo fare un prodotto di qualità, sicuro ma a un prezzo democratico. In maggio apriremo un negozio di 200 mq al Dubai Mall, mentre in Italia stiamo valutando l’apertura di negozi a Napoli e Palermo, accanto a quelli esistenti di Milano e Roma».

Guarda al segmento più alto anche Mena Marano, ceo della napoletana Arav Fashion cresciuta con le produzioni più commerciali (come Silvian Heach), che ora sta puntando sul marchio John Richmond, acquisito nel 2018, e sulla licenza Trussardi junior. «Le linee bambino di John Richmond stanno andando molto bene – spiega Marano – soprattutto in Medio Oriente ma anche in Russia, il mercato più importante dopo l’Italia: le sanzioni colpiscono i capi sopra i 300 euro e non toccano il nostro prodotto, e questo ci ha permesso di crescere».

Stesso discorso per Monnalisa, l’unico marchio specializzato nel settore junior che è quotato in Borsa e che al Pitti Bimbo ha sfilato con la collezione autunno-inverno 2023-2024: «In Russia abbiamo 50 dipendenti tra showroom e negozi diretti – spiega il ceo Christian Simoni – e la nostra scelta responsabile è stata quella di continuare a lavorare. Non essere toccati dalle sanzioni ci ha aperto spazi di mercato, anche se poi c’è stato il calo indiretto di vendite sulle piattaforme online, soprattutto quelle inglesi: i corrieri non consegnano più la merce in Russia, e quel mercato importante si è bloccato». In realtà l’ecommerce del bambino è calato anche in Italia, con una quota di mercato scesa nel giro di un anno dal 9,4% al 6,2% (secondo Confindustria Moda su dati Sita).

Link Sorgente

Articoli correlati