Sfilate

La ‘love parade’ di Gucci su Hollywood Boulevard


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Ansa

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3 nov 2021

Più che una sfilata, una ‘love parade’ su Hollywood Boulevard, a Los Angeles: così Gucci ha festeggiato ieri sera i suoi 100 anni, con il primo show in presenza dopo la pandemia. “La mia Hollywood”, dice il direttore creativo Alessandro Michele, “è per la strada, è uscita dai set dei film, le mie divinità sono le persone per la strada”.

Gucci

Tra i modelli e le modelle, sono usciti dal Chinese Theatre per sfilare sulla Walk of Fame anche star di Hollywood come Jared Leto e Macaulay Culkin, insieme alla cantautrice St Vincent e all’artista Miranda July, mentre tra il pubblico erano sedute Miley Cyrus e Billie Eilish, Gwyneth Paltrow e Diane Keaton, Dakota Johnson e Serena Williams.

Tutte “divinità pagane” di quel tempio chiamato Hollywood che Michele sognava da bambino: “Sono cresciuto con mia madre che”, racconta il designer, “parlava quasi solo di questo Olimpo americano, delle divinità della West Coast e ne sono stato completamente influenzato, tanto che volevo fare il costumista. Questo era il posto prescelto dal destino per abbracciare di nuovo la vita”. E per farlo all’insegna del desiderio, perché “è qui”, dice ancora Michele, “che ho incontrato le persone più stravaganti, fuori tempo, refrattarie a qualsiasi idea di ordine. Le ho sempre osservate come in processione alle pendici dell’acropoli dei sogni. Bramose di offrirsi in dono nella loro unicità”.

Questa “parata di esseri incantati e profondamente liberi” – tra piume e paillettes, balze, top in vinile, pellicce colorate e vaporose, look bondage, pizzi e strascichi, leggings e mocassini, completi doppiopetto e occhiali da diva – vive la moda “come fanno gli animali, come una possibilità di cambiare pelle” e di dare un nuovo senso alle cose, proprio partendo dal desiderio. Così alcuni sex toys diventano gioielli da naso, mentre gli abiti da sera che ricordano quelli indossati da Mae West o Jean Harlow sono quelli che metterebbero le ragazze di oggi per andare nei club. E le calze hanno la giarrettiera in vista, panciotti e abiti scoprono il seno, coperto solo da stelle, mentre le teste si adornano con copricapi metallici stile Cleopatra, berretti con orecchie da coniglio tipo Donnie Darko, cappelli da cowboy che per Michele sono l’esempio di come sia la strada a fare la moda più delle passerelle.

Gucci

“Nella cosmogonia americana”, spiega infatti il designer, “è bellissimo come alcuni capi perdano il loro significato iniziale per trasformarsi in altro, io ho utilizzato questi cappelli come oggetto seduttivo, di grande liberazione, perché li ho visti nei club queer, hanno un po’ sbeffeggiato il mondo del cinema e sono finiti sulle teste di tutti”. I copricapo da cowboy in questo senso sono un esempio di come “il mondo americano abbia regalato alla moda veri pezzi iconici attraverso il cinema e i movimenti politici, è stato ispiratore di quelle che sono autenticamente mode, qui le strade hanno fatto più delle passerelle e io ho fatto moda per la strada, in qualche maniera mi sento più vicino a questa immagine, che tendo a fare uscire dal teatro della passerella”.

E non a caso, tra le star della sfilata, anche Janaya Khan, leader del movimento Black Lives Matter, ricordato anche con una scritta su Hollywood Boulevard. Perché “la moda, l’arte, hanno il dovere di dar voce”, sottolinea il designer, “a ciò che c’è fuori nella strada”. Ed è anche questo un segno dei tempi perché “non si può riportare il mondo al passato, non ci sono riusciti dopo la rivoluzione francese e in altre occasioni: il mondo non cambia perché lo decide la politica, ma la comunità”.

E se guidare il cambiamento “non è compito della moda, rimane imprescindibile”, riflette Michele, “la relazione tra la moda e la vita”. Suggellata da “uno show che è un grande abbraccio, un ritorno all’umanità” fatto di “amore e libertà” per celebrare “il grande piacere di essere in vita”. Un festeggiamento proseguito dopo la sfilata, con un after show con live dei Maneskin.

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